Germania, boom di nuovi contagi. Governo: “Quiete prima della tempesta”. Il bollettino Land per Land

Non si arresta la crescita dei positivi, quasi superati i 44mila casi

L’epidemia non si ferma e, anzi, ieri, giovedì 26 marzo registra il maggior numero di contagi ufficiali: ben 6615 nuovi casi, per un totale di 43938 e 267 decessi secondo la Johns Hopkins University. Mai c’erano stati così tanti nuovi positivi in un solo giorno. Al momento è il quinto paese al mondo dopo Stati Uniti (da ieri tristemente primo con 85991), Cina (81782), Italia (80589) e Spagna (57786).  Guardando però la curva logaritmica dei contagi si può vedere che cresce in maniera graduale. Il timore, paventato ieri da Jens Spahn, Ministro della Salute è che sia “Quiete prima della tempesta. Nessuno può dire esattamente cosa accadrà nelle prossime settimane”.

Il bollettino Land per Land

Almeno mille nuovi casi per Land: è l’aumento di contagi nelle ultime 24 ore in NordReno-Vestfalia, Baviera e Baden-Württemberg. Più contenuta l’epidemia in Bassa Sassonia (circa 500), Assia (250) e Berlino (circa 300). Nella classifica in basso (basata sui dati del Berliner Morgenpost, leggermente meno aggiornati di quelli della Johns Hopkins) vedete, nell’ordine, il numero di contagi complessivi, i casi risolti positivamente e il numero di decessi. Se guardiamo il numero dei contagi Non si modifica la situazione per cui gli ex Land dell’Est hanno molti meno casi di quelli dell’Ovest. Brandenburgo, Turingia, Sassonia-Anhalt, Meclemburgo-Pomerania anteriore sono tutti negli ultimi posti della classifica. Solo la Sassonia e in parte Berlino si trovano a metà.

La situazione a Berlino

Berlino ha registrato un nuovo decesso arrivando a 5 in totale. È Mitte il quartiere più colpito con 311 contagi seguito da Charlottenburg-Wilmersdorf (228), Charlottenburg-Wilmersdorf (220), Tempelhof-Schöneberg (208), Pankow (191, comprende anche Prenzlauer Berg) e Neukölln (187).

Un occhio ai dati: Johns Hopkins vs Robert Koch Institut

I dati che prendiamo sono presi dalla Johns Hopkins University, la prestigiosa università statunitense che – a differenza del Robert Koch Institut – aggiorna i suoi dati attraverso diverse fonti, comunque tutte attendibili, come le autorità sanitarie di ogni regione, la pagina dell’OMS e le segnalazioni di medici e statistici (trovate una spiegazione della discrepanza tra RKI e JH anche qui).

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Photo Cover: © CC0 – Pixabay 

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