Berlino, la polizia ammette il proprio fallimento nel contenere i crimini dell’estrema destra

Un nuovo rapporto interno della polizia di Berlino svela come la lotta contro i crimini legati a ideologie di estrema destra sia stata un fallimento

Il rapporto, reso pubblico lo scorso lunedì, era stato commissionato circa un anno fa dal Ministro dell’Interno di Berlino Andreas Geisel (SPD). All’interno, come riportato da Deutsche Well, si può leggere l’ammissione di colpa della polizia di Berlino riguardo alla lotta contro alcuni crimini legati agli ambienti di estrema destra che, negli ultimi sei anni, sono accaduti nel quartiere di Neukölln. Dal 2014 al 2019 sono stati registrati nel quartiere della capitale 72 crimini di matrice neonazista, tra cui 23 attacchi incendiari, perpetrati contro politici di sinistra, sindacalisti e attivisti per i diritti umani. La polizia, come si legge nel rapporto, era riuscita a risalire ai colpevoli, tutti appartenenti a gruppi neonazisti, ma non riuscì a produrre abbastanza prove per accusarli.

Gli errori della polizia nella lotta contro i crimini dei neonazisti

Il principale errore della polizia, come scritto nel rapporto, è l’aver impiegato pochi agenti nelle indagini e di non aver investito denaro in apparecchiature elettroniche più avanzate. Nel report vengono inoltre indicati, come principali colpevoli dei crimini, Sebastian T., Tilo P., e Julian B. ma gli investigatori non sono riusciti a raccogliere abbastanza prove per portarli in tribunale. La polizia, a causa della scarsità di mezzi di cui disponeva, non è nemmeno riuscita a decriptare il PC di Sebastian T. Gli inquirenti sono comunque riusciti a raccogliere numerosi indizi contro i tre neonazisti, ma non sono stati capaci di produrre alcuna prova lasciando liberi i terroristi e, di fatto, fallendo la lotta contro questi crimini legati agli ambienti di estrema destra.

Uno dei crimini che più avevano colpito l’opinione pubblica era l’attacco incendiario contro l’auto di un politico di di Die Link

Nel febbraio del 2018 l’auto di Ferat Koçak, appartenente al partito Die Link, era stata data alle fiamme nel garage della sua abitazione a Neukölln. Sin da subito era stato chiaro il fatto che l’incendio non fosse accidentale ma doloso. Lo stesso Koçak aveva dichiarato che, quando aveva visto le fiamme e il cancello aperto aveva subito pensato a un attacco. I sospetti si erano da subito concentrati su personaggi appartenenti a gruppi terroristici di estrema destra. Secondo il rapporto, questo attacco si sarebbe potuto evitare. Prima dell’attentato, infatti, la polizia aveva registrato alcune chiamate tra neonazisti in cui veniva nominato Koçak. Ma gli investigatori avevano scoperto solo dopo l’incendio che il nome del politico era stato fatto nelle intercettazioni. Il grave ritardo era stata causato dall’obsoleto programma che la polizia usava per trascrivere le conversazioni intercettate. L’argoritmo del software, infatti, non aveva riconosciuto il segno diacritico presente nel nome di Koçak. Un errore che si sarebbe potuto benissimo evitare se la polizia fosse stata dotata di mezzi tecnologici all’avanguardia.

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Immagine di copertina: Polizei da Pixabay

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