Viktor Elbling - Viktor Elbling - Foto di © Fabiomassimo Antenozio

«Papà tedesco, mamma italiana, ora sono Ambasciatore a Roma. Gli italiani in Germania? Creatività e flessibilità»

A tu per tu con Viktor Elbling, Ambasciatore tedesco in Italia nonché emblema della vicinanza culturale italo-tedesca

«C’è una relazione molto profonda tra Italia e Germania, sia tra i governi che tra i cittadini. A volte però, ci rendiamo conto di conoscerci meno bene di quanto crediamo. Abbiamo dato questa relazione troppo per scontata». Viktor Elbling da settembre 2018 è Ambasciatore tedesco in Italia. La nomina è sia un riconoscimento alla sua sempre più prestigiosa carriera (laurea in giurisprudenza, una carriera diplomatica iniziata nel 1989) che alle sue origini: papà tedesco e mamma italiana, Elbling ha passato un periodo della sua infanzia a Forlì, uno – seppur breve – accademico a Roma, e parla perfettamente la nostra lingua come dimostra il video che potrete vedere scorrendo la pagina e che contiene un estratto dell’intervista. Lo incontriamo a Roma in una soleggiata giornata di inizio aprile, due giorni prima del compimento del suo sessantesimo compleanno (4 aprile). «Nella mia famiglia, così come in Europa, ho imparato che le differenze creano ricchezze. Non ci dividono, ci arricchiscono». Guardando i sondaggi nei vari paesi sul voto di maggio si rischia però di essere pessimisti riguardo al futuro di un’Europa unita. «Io penso invece che nel lungo periodo riusciremo ad unirci di più, ad uniformare anche difesa e politiche di welfare e, in generale, a trovare soluzioni transnazionali a problemi che, ormai, da singoli paesi, non possiamo risolvere».

«Per funzionare, l‘integrazione deve funzionare in entrambi i sensi »

«Non solo quelli che vengono si devono adeguare al modo di vita, leggi e sistema sociale tedesco, ma anche la società tedesca deve essere pronta ad accoglierli e fare proprie le loro qualità. E così è successo negli ultimi 60 anni, sia nei confronti degli italiani, che degli spagnoli, gli arabi e i turchi. Ad oggi, si può dire che queste siano comunità integrate e che anche noi ci siamo integrati a loro. Per me è l’esempio di normalità, di convivenza e cooperazione. È un processo che ha a che fare sia con lingua, i sistemi sociali e giuridici che con temi più soft come la gastronomia e il modo di lavorare».

Oltre 700mila italiani vivono in Germania…

«Negli anni i tedeschi hanno visto che i cittadini italiani hanno voglia di fare e si integrano molto bene con il modo di lavorare tedesco. Di riflesso gli italiani hanno portato creatività e flessibilità, qualità che ci hanno fatto bene. Ci stiamo muovendo verso una convivenza che si completa e porta frutti in entrambe le direzioni. È vero, in questo momento, si vedono soprattutto giovani che lasciano l’Italia per studiare o lavorare in Germania, ma sono sicuro che un giorno vedremo dei reflussi. Magari avremmo dei ragazzi tedeschi che vogliono spostarsi in Italia. Questa è l’Europa del futuro e del movimento. Siamo più cittadini europei di quello che pensiamo. Nelle teste non è ancora arrivato dappertutto, ma credo ci sia questa consapevolezza, siamo più simili di quello che sembra. Ci completiamo bene e siamo in grado di ordinare questi processi e governarli in modo che siano accettabili per i cittadini della nostra società, e ne trarremmo tutti vantaggio».

Germania, paese di immigrazione (non solo italiana)

«La sfida per noi è riuscire ad integrare e formare professionalmente chi arriva legalmente. Il mercato lavorativo tedesco necessita di personale qualificato. Credo ci sia una predisposizione a questa apertura, bisogna prendere sul serio però anche le preoccupazioni di chi parla di temi sociali e di identità. Dal mio punto di vista l’immigrazione è più un’opportunità che un problema, bisogna però governarla in modo sostenibile. Siamo sulla strada giusta. Se guardiamo ai sondaggi non esiste una criticità generale della popolazione sul tema. Quello che si richiede è un processo ordinato e dove l’integrazione può avere successo».

 © Fabiomassimo Antenozio / Last Minute Production per Berlino Magazine. 

© Fabiomassimo Antenozio / Last Minute Production per Berlino Magazine.

I motivi principali per cui 37mila tedeschi vivono oggigiorno in Italia (a parte le ragioni di cuore)

«C’è da sempre un amore e un interesse culturale per l’Italia che va oltre il turismo. Credo abbia molto a che fare con la profondità culturale dell’Italia, un profondo amore e interesse per la cultura. L’Italia è piena di tesori e a noi piace questa tradizione di cooperazione nell’archeologia, nella storia dell’arte. Molti tedeschi si trasferiscono per lavorare soprattutto su questi temi, altri si spostano perché apprezzano il modo di vivere italiano, un popolo che ha sempre accolto i tedeschi a braccia aperte».

Foto dell’articolo: © Fabiomassimo Antenozio / Last Minute Production per Berlino Magazine.

Leggi anche: «Europee, AIRE, carte d’identità, sanità e rapporti Italia-Germania». Intervista a Luigi Mattiolo, nostro Ambasciatore a Berlino

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