«Io napoletano a Berlino dal 1986, ho fondato una vera Università della strada»

Giovanni Di Sera, napoletano di 55 anni, quest’anno è stato nominato Italiano dell’anno a Berlino

L’ambasciata italiana di Berlino ha nominato come italiano dell’anno per il 2019 Giovanni Di Sera, napoletano di 55 anni trasferitosi in Germania ancora prima della caduta del Muro: «Sono venuto la prima volta a Berlino nel 1985, come viaggio di piacere e l’anno dopo mi sono trasferito. A richiamarmi è stato il fermento artistico che già allora si avvertiva nella città». Giovanni si definisce “un artista totale”, anche se nato come musicista e solo in seguito ha iniziato a dedicarsi all’arte. «Volevo trovare uno sfogo alle frustrazioni che la musica mi dava. So che sembra strano, ma quando ero giovane ero in una band in cui il principale interesse purtroppo non era la musica: i miei amici si drogavano ed erano coinvolti in attività illecite, per usare un eufemismo. Quindi, dedicarmi all’arte è stato il mio modo per sfuggire alla realtà criminale oltre che un mezzo attraverso cui esprimere la mia creatività». Oggi Giovanni, in arte Don Rispetto, si dedica ad entrambe le sue passioni: continua a fare musica come Dj e a produrre arte in ogni sua forma, dalla pittura alla scultura fino alla street art. Il premio gli è stato conferito in virtù dell’enorme lavoro e impegno che ha compiuto negli ultimi dieci anni per aiutare giovani e minoranze etniche nel loro processo di integrazione a Berlino. Nel 2006 ha fondato la StreetUniverCity Berlin, progetto che nasce dalla sua personale esperienza della strada e che ad essa si rivolge.

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Dalle strade di Napoli a quelli di Berlino

«Vengo da una famiglia povera, sono l’ultimo di sei figli e miei genitori non potevano permettersi di mantenermi. Ho frequentato un collegio, una sorta di orfanotrofio religioso, dove venivano accolti ragazzi come me per cercare di non lasciarli per strada. Durante la mia infanzia ho vissuto la Napoli “brutta”, quella della criminalità e della droga, ma sono riuscito a rimanerne sempre fuori grazie all’educazione dei miei genitori. Quando hai solo esempi negativi intorno a te non è facile distinguere il bene dal male, ma io ho avuto la fortuna di non cadere mai nel giro sbagliato. All’età di 13 anni ho lasciato la scuola e ho iniziato a lavorare: dovevo aiutare i miei economicamente. Ho fatto tantissimi lavori diversi perché contava solo guadagnare, ma intanto suonavo e dipingevo, anche se a Napoli non avrei potuto vivere della mia arte. All’età di 18 anni, dopo aver messo dei soldi da parte, mi sono trasferito a Berlino. Mi sono spostato dalle strade di Napoli alle strade di Berlino per cercare di fare della mia arte il mio lavoro e, sorprendentemente, ci sono riuscito. Quando sono arrivato non conoscevo nemmeno il tedesco, quindi la mia  priorità era impararlo il prima possibile. Credo fortemente che per integrarsi in un posto occorra parlarne la lingua e così ho fatto. Poi, piano piano, sono stato notato come artista e ho iniziato a esporre. Quello che facevo veniva apprezzato e con i riconoscimenti sono arrivati anche i guadagni che mi hanno permesso di costruirmi una vita dignitosa oggi».

Come è possibile apprendere competenze e conoscenze dalla strada per allontanarsene

«Tutto quello che ho appreso e messo in pratica, è frutto delle esperienze fatte per strada. Oggi abbiamo solo una concezione negativa di strada, poiché si pensa a realtà degradate o di criminalità. È vero: questo aspetto esiste, ma c’è anche tanto altro. Io sono riuscito a imparare moltissimo dalla mia “vita di strada”, competenze concrete spendibili nella vita di tutti i giorni. Sembra assurdo, ma io, che ho solo la terza media, proprio grazie al bagaglio accumulato, ho fondato un’Università. Racconto la mia storia ai ragazzi sperando di ispirarli: essere immigrato o povero e venire dalla strada non vuol dire non avere possibilità, si può fare tanto e io ne sono la dimostrazione. Il progetto della StreetUniverCity punta proprio a questo: insegnare ai ragazzi competenze e conoscenze concrete da usare per costruirsi un futuro migliore, lontano dall’idea negativa di strada legata a giovani criminali o drogati».

La StreetUniverCity Berlin, il progetto nato nel 2006, ma in gestazione dal 1990

La StreetUniverCity è un ente d’istruzione non formale presente nella città di Berlino dal 2006, che organizza seminari, laboratori e corsi di formazione professionale per l’orientamento alla carriera. L’Università offre corsi gratuiti nel campo della cultura di strada: musica, danza,  grafica, teatro, recitazione, sport e lingue. Gli studenti iscritti hanno un’età compresa tra i 15 e i 25 anni e seguono lezioni pomeridiane e serali per poter sostenere gli esami e conseguire il titolo. Possono scegliere tra quattro aree di lavoro, due obbligatorie (Educazione sociale e politica, Competenze ambientale ed Orientamento al lavoro) e le altre a scelta (Arti e Media o Sport e Arti marziali). Gli studenti iscritti sono principalmente ragazzi emarginati di famiglie a rischio o di immigrati, il cui processo di integrazione nella società non sembra possibile. Si riversano allora per le strade, cercando di nidificare almeno una porzione di quella realtà che li esclude e li etichetta come estranei. La strada, però, può essere anche una buona maestra.«L’idea di creare un’Università della strada è nata negli anni Novanta, quando già mi occupavo di giovani a rischio e cercavo un modo per aiutare. Mi sono reso conto che tutto quello che avevo imparato proveniva dalla strada e che il confronto con le persone mi aveva arricchito nel tempo. Il principio della scuola è proprio questo: insegnare in maniera diretta e concreta “cose” che i ragazzi possono usare davvero. Noi ci basiamo sul each one teach one, l’insegnamento faccia a faccia e la trasmissione di competenze. La nostra Università si trova a Kreuzberg, vicino a Kottbusser Tor, tra tossicodipendenti ubriachi e girarrosto di kebab fumanti, ed è l’unica scuola di formazione tedesca che si può frequentare anche senza maturità. Lo scopo è quello di istruire ed educare e per questo ci avvaliamo di personale specializzato: molti dei nostri sponsor privati, infatti, non ci aiutano solo economicamente, ma anche, e sopratutto, mettendo a disposizione dei ragazzi le loro conoscenze, così da creare un sistema educativo il più completo possibile a cui tutti possono attingere».

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Immagine di copertina:© Giovanni Di Sera

 

 

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