La storia della giornalista tedesca che ha partorito mentre era ostaggio in Siria

Janina Findeisen è rimasta prigioniera in Siria per un anno e ha partorito mentre era ancora in ostaggio

Nel settembre 2016, Janina Findeisen è stata rilasciata dopo essere rimasta prigioniera per un anno in Siria. A marzo di quest’anno, ha raccontato per la prima volta le circostanze del suo rapimento e di come sia stato partorire mentre era ancora in ostaggio. Janina si è recata in Siria nel 2015 per girare un documentario su un suo ex compagno di scuola che era entrato nel Jabahat al-Nusraa, ex affiliata dell’al-Qaida. Nonostante fosse incinta di sette mesi, la giornalista tedesca aveva deciso di partire per raccontare la storia del suo compagno, che gli aveva garantito totale sicurezza, ed è caduta in un’imboscata mentre cercava di rientrare in Turchia.

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Una prigionia durata un anno

Pochi mesi prima di partorire, Janina Findeisen aveva deciso di partire alla volta della Siria per raccontare un storia che sentiva l’urgenza di rendere pubblica. I tempi stretti e la piena consapevolezza dei rischi l’hanno portata ad affidarsi completamente nelle mani del suo ex compagno di scuola, che era anche il soggetto protagonista del documentario. La giornalista ha reso noti i suoi piani e i suoi spostamenti solo al padre del bambino che portava in grembo. È arrivata ad Antakya, nel sud della Turchia, grazie a un contrabbandiere che l’ha poi guidata fino a oltre la frontiera in Siria. Senza nemmeno un cellulare o un localizzatore GPS con lei, la giornalista, all’epoca solo ventisettenne, è finita vittima di un’imboscata ed è stata bendata e condotta contro la sua volontà in una posizione remota. Il suo contatto le aveva detto che non sarebbe stata in pericolo e per questo il primo giorno Janina ha creduto che sarebbe stata presto rilasciata. Sul suo anno di prigionia ha poi scritto anche il libro My Room in the House of War, che è stato pubblicato in Germania nel mese di aprile. Janina ha detto di non credere che il suo amico fosse a conoscenza del piano per rapirla e che solo il suo gruppo fosse effettivamente coinvolto.

La nascita del bambino ha cambiato l’atteggiamento dei rapinatori nei suoi confronti

Durante il suo periodo di detenzione, Janina ha tenuto un diario usando le confezioni di cibo poiché aveva finito la carta per scrivere. In questo modo ha preso nota di tutto ciò che che avveniva. Inizialmente aveva l’impressione che i suoi rapitori fossero pronti ad ucciderla in qualsiasi momento e per questo ha cercato più volte di attirare l’attenzione delle persone nelle case vicine e di raccogliere strumenti utili a una possibile fuga. Quando è arrivato per lei il momento di partorire, i rapitori le hanno fornito un medico per assisterla e, dopo la nascita del bambino, il loro atteggiamento nei suoi confronti è cambiato completamente. Hanno iniziato a portarle cioccolato, succo multi-vitaminico e un orsacchiotto, oltre che pannolini e i beni necessari al bambino. È stata liberata successivamente dal gruppo Jabhat Fateh al-Shamdi, entrati in passamontagna nella casa segreta. Dopo uno scontro a fuoco, sono riusciti a prelevarla per poi riportarla in Germania. Il gruppo ha dichiarato di aver liberato la donna perché un tribunale della Sharia aveva stabilito non legittimo il suo rapimento, data la garanzia che gli era stata data dal suo ex compagno di scuola. In realtà l’operazione è stata merito dello stato tedesco, che ha pagato uno dei cinque milioni di euro (4,3 milioni di sterline) di riscatto richiesto dai rapitori per il rilascio. A differenza di tanti altri, Janina è riuscita a fuggire dalla Siria e rientrare in Germania con suo figlio e si dichiara grata di aver avuto questa seconda possibilità.

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Immagine di copertina:© rheinsiegmagazin on Instagram

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