Il 6,6% dei neolaureati italiani lavora all’estero e «sono i migliori ad emigrare»

Secondo AlmaLaurea sono le eccellenze ad emigrare all’estero per trovare lavoro

A cinque anni dalla laurea, il 6,6% dei laureati magistrali italiani risulta lavorare all’estero. Secondo il consorzio interuniversitario AlmaLaurea, sono gli studenti con i voti più alti e in regola con gli studi quelli a scegliere l’estero come meta lavorativa. Data la mancanza di opportunità di lavoro in Italia e considerate le offerte scarsamente retribuite a disposizione, la scelta ricade sulle aziende straniere presso cui è possibile percepire stipendi nettamente più elevati ( 2.258 euro mensili netti che sono più del 65,4% rispetto ai 1.365 euro degli occupati in Italia). In base alll’indagine sulla condizione occupazionale dei laureati nel 2018 condotta da AlmaLaurea gli stati europei dove avviene maggiormente l’emigrazione dei laureati sono Regno Unito, Svizzera e Germania, paesi designati a ricevere le eccellenze italiane che fuggono dal proprio paese.

La percentuale dei laureati che trovano lavoro a un anno di distanza dalla laurea è in crescita

L’indagine 2018 del consorzio interuniversitaio, a cui oggi aderiscono 75 Atenei, ha calcolato che il tasso di occupazione rispetto alla precedente analisi è cresciuto del 5,4% per i laureati di primo livello e del 3,8% per i magistrali biennali. Lo studio è stato condotto su un campione di oltre 630mila laureati che hanno conseguito il titolo tra il 2007 e il 2016. Gli intervistati sono stati contattati a un anno di distanza dal completamento degli studi tramite email o telefono ed è stato registrato che il 71,1% dei laureati di primo livello e il 73,9% dei magistrali biennali (entrambi in riferimento all’anno 2016) sono attualmente impiegati in attività di formazione retribuita. Trovare lavoro è più facile se si è disposti ad aspettare, secondo le statistiche infatti a tre anni di distanza dal conseguimento del titolo il tasso di occupazione cresce fino all’83,3% per i laureati di primo livello e dell’ 85,6% per quelli di secondo livello. Il dato rilevato da AlmaLaurea fa riferimento alla classe di laurea del 2012 rispetto a cui è stato registrato un aumento per i laureati del 2016 del 2,1% e del 2.9% per laureati di primo e secondo livello. La percentuale degli occupati sembra così crescere in maniera proporzionale al numero degli anni passati dall’ottenimento del titolo.

L’esperienza all’estero aiuta a trovare lavoro

Le possibilità di trovare lavoro sono condizionate da vari fattori che AlmaLaurea ha messo in evidenza. Secondo l’indagine i laureati nelle professioni sanitarie e di ingegneria risultano avere maggiori possibilità di impiego rispetto ai laureati dei gruppi disciplinari psicologico, giuridico e geo-biologico. Inoltre è emerso che, a parità di condizione, sono le lauree di primo livello a beneficiare di maggiori opportunità occupazionali ad un anno dal titolo. I laureati  triennali risultano avere il 14,7% di probabilità in più di lavorare rispetto ai loro colleghi magistrali. Sono state poi confermate significative differenze di genere e territoriali in relazione alle opportunità lavorative. Infatti, gli uomini che hanno studiato al Nord  hanno l’8,2% di probabilità in più rispetto alle donne e a quanti risiedono al Sud di trovare lavoro. Il contesto socio-culturale si dimostra così determinante per le chance occupazionali. A favorire in tal senso le possibilità di collocamento contribuiscono le esperienze lavorative maturate nel corso degli studi universitari. I lavoratori-studenti hanno l’82,1% di probabilità in più di lavorare rispetto agli studenti che giungono alla laurea privi di qualsiasi esperienza. Chi ha svolto un tirocinio curriculare, invece, ha il 20,6% di probabilità in più di lavorare a un anno dal conseguimento del titolo. Per chi poi ha svolto un periodo di studio all’estero le chance di trovare lavoro salgono del 14,0%.

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Immagine di copertina: ©Photo by Good Free Photos on Unsplash

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